
Indice
Agenzia Entrate Riscossione ha bloccato il conto corrente: cosa succede adesso?
Scoprire che il proprio conto corrente è stato bloccato dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione è una delle situazioni più stressanti che una persona possa vivere. Spesso ci si accorge del problema nel momento peggiore: quando si tenta di fare un bonifico, pagare una bolletta, prelevare denaro o utilizzare la carta per una spesa quotidiana.
La prima reazione è quasi sempre la stessa: panico.
Molte persone pensano che tutti i soldi presenti sul conto siano ormai definitivamente persi. Altre credono che la banca abbia deciso autonomamente di bloccare il rapporto. Altre ancora non capiscono nemmeno da dove derivi il debito, perché magari non ricordano di aver ricevuto cartelle esattoriali o altri avvisi negli anni precedenti.
In realtà, quando il conto corrente viene bloccato per iniziativa dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione, siamo normalmente davanti a un pignoramento presso terzi. Il “terzo”, in questo caso, è la banca, cioè il soggetto che detiene somme appartenenti al debitore.
Il tema è molto delicato perché il pignoramento del conto può incidere direttamente sulla vita quotidiana della persona: pagamento dell’affitto, spese alimentari, utenze, carburante, rate, farmaci e necessità familiari.
Per questo è fondamentale capire subito che cosa è successo, quali somme possono essere effettivamente bloccate, quali limiti esistono e quali strumenti possono essere valutati per difendersi o gestire correttamente la posizione debitoria.
Che cosa significa “conto corrente bloccato” da Agenzia Entrate Riscossione?
Quando si parla di conto corrente bloccato, molto spesso si fa riferimento a un pignoramento presso terzi eseguito dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione.
In termini semplici, l’ente della riscossione non si limita a chiedere il pagamento direttamente al debitore, ma si rivolge alla banca presso cui il debitore ha il conto corrente e le ordina di vincolare le somme disponibili, nei limiti del credito per cui si procede.
La disciplina del pignoramento esattoriale presso terzi trova uno dei suoi riferimenti principali nell’art. 72-bis del D.P.R. n. 602/1973, che consente all’agente della riscossione di ordinare direttamente al terzo il pagamento delle somme dovute dal debitore. La stessa Agenzia delle Entrate-Riscossione, nella propria pagina dedicata alle procedure esecutive, precisa che l’espropriazione forzata può avere a oggetto somme, beni mobili e beni immobili, e che la procedura prende avvio con il pignoramento.
Il punto importante è questo: il blocco del conto non nasce da una scelta autonoma della banca. La banca riceve un atto di pignoramento e, a quel punto, è tenuta a comportarsi secondo quanto previsto dalla legge.
Per il correntista, però, l’effetto pratico è immediato: le somme presenti sul conto possono diventare indisponibili, in tutto o in parte, e la persona può trovarsi improvvisamente senza accesso alla propria liquidità.
Perché Agenzia Entrate Riscossione può arrivare al pignoramento del conto?
Il pignoramento del conto corrente non arriva normalmente come primo atto.
Di solito è la conseguenza di una posizione debitoria rimasta insoluta per un certo periodo di tempo. Alla base possono esserci cartelle di pagamento, avvisi di addebito INPS, accertamenti esecutivi, ingiunzioni o altri atti affidati alla riscossione.
Può trattarsi di debiti fiscali, contributivi, multe stradali, tributi locali o altre somme dovute a enti pubblici.
Molte persone scoprono il problema solo quando il conto viene bloccato perché negli anni precedenti non hanno compreso la gravità delle comunicazioni ricevute, oppure perché ritengono di non aver mai ricevuto correttamente gli atti presupposti.
Prima di concludere che tutto sia corretto e che non resti altro da fare che pagare, è quindi opportuno ricostruire l’intera posizione.
| Elemento da verificare | Perché è importante |
|---|---|
| Quali cartelle o atti sono alla base del pignoramento | Serve per capire da dove nasce il debito e se riguarda imposte, contributi, multe o altri importi. |
| Data di notifica degli atti precedenti | È fondamentale per valutare eventuali vizi di notifica o profili di prescrizione. |
| Importo effettivamente richiesto | Occorre distinguere capitale, interessi, sanzioni, spese e somme eventualmente già pagate. |
| Eventuali rateizzazioni o definizioni già richieste | Permette di verificare se vi siano piani decaduti, pagamenti non considerati o posizioni ancora regolari. |
La banca può bloccare tutto il conto?
Questa è una delle domande più frequenti.
Quando arriva il pignoramento, la banca vincola le somme presenti sul conto nei limiti dell’importo indicato nell’atto. Se sul conto ci sono somme superiori al debito pignorato, il blocco dovrebbe riguardare solo l’importo necessario a soddisfare la pretesa indicata.
Se invece il saldo disponibile è inferiore al debito, può accadere che l’intera giacenza venga resa indisponibile.
Il problema diventa particolarmente delicato quando sul conto confluiscono stipendi, pensioni o altre entrate periodiche necessarie alla vita quotidiana.
In questi casi occorre distinguere con molta attenzione tra somme già presenti sul conto prima del pignoramento e somme accreditate successivamente.
L’art. 545 c.p.c. prevede limiti specifici alla pignorabilità di stipendi e pensioni, proprio per evitare che il debitore venga privato integralmente dei mezzi necessari per vivere.
Quando stipendio o pensione sono già stati accreditati sul conto prima del pignoramento, la tutela opera secondo regole particolari. Quando invece gli accrediti avvengono dopo il pignoramento, si applicano i limiti ordinari previsti per quel tipo di entrata.
Questo significa che non sempre il blocco integrale delle somme è corretto. Ogni situazione va verificata concretamente, guardando la provenienza del denaro, la data degli accrediti e la natura delle somme presenti sul conto.
Se sul conto arriva lo stipendio, possono prenderlo tutto?
No, non sempre.
Quando il conto corrente viene pignorato, una delle questioni più importanti riguarda proprio lo stipendio.
Se il conto contiene somme derivanti da retribuzione, occorre verificare se tali somme erano già presenti prima del pignoramento oppure se sono state accreditate successivamente.
La legge prevede limiti alla pignorabilità dello stipendio, perché il lavoratore deve comunque conservare una parte del proprio reddito per sostenere le esigenze essenziali proprie e della famiglia.
Nel pignoramento esattoriale, inoltre, per stipendi, salari e altre indennità relative al rapporto di lavoro trova rilievo anche l’art. 72-ter del D.P.R. n. 602/1973, che prevede percentuali differenti in base all’importo percepito.
In concreto, il rischio nasce quando il denaro resta depositato sul conto e viene aggredito come giacenza bancaria. Per questo motivo, quando il conto viene bloccato, è importante intervenire subito per chiarire la natura delle somme presenti.
Se sul conto arriva la pensione, cosa succede?
La pensione gode di una tutela ancora più delicata, perché spesso rappresenta l’unica fonte di sostentamento del debitore.
Anche in questo caso non si può ragionare in modo generico. Bisogna verificare se le somme erano già presenti sul conto prima della notifica del pignoramento oppure se sono state accreditate dopo.
L’art. 545 c.p.c. prevede un minimo vitale impignorabile per le pensioni. Questo significa che una parte della pensione deve restare nella disponibilità del debitore.
Nella pratica, però, può accadere che la banca blocchi inizialmente somme presenti sul conto in modo prudenziale, in attesa di chiarimenti o determinazioni successive.
Per questo motivo chi subisce il blocco del conto e riceve su quel conto la pensione deve attivarsi rapidamente, perché potrebbero esserci margini per chiedere lo sblocco parziale delle somme non pignorabili.
Il pignoramento del conto corrente arriva senza preavviso?
Molti si sorprendono perché il conto viene bloccato senza aver ricevuto una telefonata o un avviso immediatamente precedente.
Nel sistema della riscossione esattoriale, il pignoramento può essere preceduto da cartelle, intimazioni o altri atti notificati in precedenza. L’Agenzia delle Entrate-Riscossione chiarisce che l’espropriazione forzata è preceduta dalla notifica dell’avviso di intimazione quando la cartella di pagamento è stata notificata da più di un anno.
Questo non significa però che il contribuente riceva sempre un avviso “il giorno prima” del blocco del conto.
Proprio per questo molte persone scoprono il pignoramento quando la banca comunica l’esistenza del vincolo oppure quando non riescono più a utilizzare il conto.
La prima cosa da fare, quindi, è ottenere copia dell’atto di pignoramento e ricostruire gli atti precedenti.
Che differenza c’è tra pignoramento ordinario e pignoramento di Agenzia Entrate Riscossione?
Il pignoramento eseguito dall’Agenzia delle Entrate-Riscossione presenta alcune particolarità rispetto al pignoramento ordinario promosso da un creditore privato.
In particolare, l’art. 72-bis del D.P.R. n. 602/1973 consente una forma di pignoramento diretto dei crediti verso terzi. Questo rende la procedura molto incisiva e spesso più rapida.
Il contribuente può quindi percepire il blocco come improvviso, perché la banca viene coinvolta direttamente e le somme vengono vincolate in modo immediato.
| Aspetto | Pignoramento ordinario | Pignoramento Agenzia Entrate Riscossione |
|---|---|---|
| Soggetto che procede | Creditore privato, ad esempio banca, finanziaria o persona fisica. | Agente della riscossione per crediti affidati da enti impositori. |
| Base del credito | Titolo esecutivo ordinario, come sentenza o decreto ingiuntivo. | Cartelle, avvisi esecutivi, ruoli o altri atti della riscossione. |
| Coinvolgimento della banca | La banca è terzo pignorato. | La banca riceve l’ordine di vincolare e versare le somme secondo la disciplina esattoriale. |
| Tempi percepiti dal debitore | Spesso più scanditi da passaggi giudiziali. | Spesso più rapidi e avvertiti come improvvisi dal contribuente. |
Cosa devo fare appena scopro che il conto è bloccato?
Il primo passo è evitare decisioni impulsive.
Quando una persona scopre il blocco del conto, spesso cerca immediatamente di spostare denaro, aprire altri conti, chiedere prestiti o pagare somme senza comprendere bene la situazione.
La scelta più corretta è invece ricostruire rapidamente il quadro.
Occorre chiedere alla banca copia della comunicazione ricevuta e verificare quale atto sia stato notificato. Bisogna poi controllare l’importo pignorato, l’ente creditore, le cartelle o gli atti indicati e la data delle notifiche precedenti.
Solo dopo questa verifica è possibile capire se convenga pagare, chiedere una rateizzazione, proporre opposizione o valutare strumenti più ampi di gestione della crisi debitoria.
Agire senza una strategia può peggiorare il problema.
Posso chiedere una rateizzazione per sbloccare il conto?
La rateizzazione può essere una strada utile, ma non va presentata automaticamente senza prima aver analizzato la posizione.
L’Agenzia delle Entrate-Riscossione consente, in presenza dei requisiti previsti, di chiedere il pagamento rateale delle somme dovute. Dal 1° gennaio 2025, per debiti fino a 120.000 euro, il sito ufficiale dell’Agenzia indica la possibilità di chiedere una rateizzazione fino a un massimo di 84 rate a semplice richiesta.
Tuttavia, quando il pignoramento è già stato notificato alla banca, la situazione deve essere gestita con particolare attenzione.
La rateizzazione può incidere sulle azioni esecutive, ma occorre verificare in concreto lo stato della procedura, le somme già vincolate, l’eventuale versamento da parte della banca e la posizione complessiva del contribuente.
Il rischio, altrimenti, è quello di chiedere una dilazione senza risolvere il blocco immediato delle somme già presenti sul conto.
Posso contestare il pignoramento del conto?
Sì, ma solo se esistono motivi concreti.
Non basta dire che il pignoramento crea difficoltà economiche. Occorre verificare se vi siano vizi giuridici o procedurali.
Ad esempio, possono emergere problemi relativi alla notifica delle cartelle presupposte, alla mancata notifica dell’intimazione quando necessaria, alla prescrizione del credito, alla pignorabilità delle somme o all’errata individuazione del debitore.
In alcuni casi può essere necessario proporre opposizione davanti all’autorità competente, rispettando termini molto rigorosi.
È quindi essenziale non perdere tempo.
Un errore frequente è attendere settimane sperando che la banca sblocchi spontaneamente il conto. Se il vincolo deriva da un atto di pignoramento, la banca non può semplicemente ignorarlo.
E se il conto è cointestato?
Il pignoramento del conto cointestato è un tema molto delicato.
Può accadere, ad esempio, che il debito sia di uno solo dei due coniugi, ma il conto sia intestato a entrambi.
In questi casi occorre valutare la quota riferibile al debitore e la provenienza delle somme presenti sul conto.
Nella pratica, il blocco può creare problemi anche al cointestatario non debitore, che improvvisamente si trova limitato nell’utilizzo del denaro depositato.
Non bisogna però dare per scontato che tutte le somme presenti sul conto siano integralmente aggredibili per il debito di uno solo dei cointestatari.
La situazione va analizzata con attenzione, soprattutto quando sul conto confluiscono redditi, pensioni o risparmi personali dell’altro intestatario.
Se il conto bloccato serve per pagare affitto, bollette e spese familiari?
Questo è il problema pratico più urgente.
Il blocco del conto può impedire di pagare spese essenziali. Tuttavia, la difficoltà economica da sola non elimina automaticamente il pignoramento.
La legge prevede limiti di impignorabilità per determinate somme, ma occorre farli valere correttamente.
Se sul conto sono presenti somme derivanti da stipendio, pensione, assegni aventi natura alimentare o altre entrate protette, è necessario documentarne la provenienza e valutare se sia possibile chiedere lo sblocco parziale.
Il punto non è soltanto “ho bisogno di quei soldi”, ma “quelle somme sono pignorabili integralmente oppure la legge ne tutela una parte?”.
Quando il blocco del conto è il segnale di un sovraindebitamento
Molto spesso il conto bloccato non è un episodio isolato.
Dietro il pignoramento possono esserci anni di cartelle non pagate, rateizzazioni decadute, finanziamenti arretrati, cessioni del quinto, debiti condominiali o richieste di società di recupero crediti.
In questi casi, limitarsi a cercare di sbloccare il conto può non bastare.
Il vero problema è più ampio: il debitore non riesce più a sostenere complessivamente tutte le obbligazioni.
Quando la situazione economica è diventata strutturalmente insostenibile, può essere opportuno valutare anche gli strumenti previsti dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza.
Le procedure di sovraindebitamento, in presenza dei requisiti previsti dalla legge, possono consentire di affrontare in modo unitario la posizione debitoria, evitando di rincorrere singole emergenze.
Abbiamo approfondito questi strumenti nella nostra pagina dedicata al sovraindebitamento e alla gestione dei debiti.
Un caso pratico: conto bloccato con stipendio accreditato
Immaginiamo il caso di Paolo, lavoratore dipendente, che scopre il blocco del conto corrente quando prova a pagare il canone di locazione.
Sul conto sono presenti circa 1.800 euro, derivanti in gran parte dall’ultimo stipendio accreditato pochi giorni prima. Il pignoramento dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione riguarda vecchie cartelle per circa 12.000 euro.
Paolo inizialmente pensa di aver perso tutto. In realtà, prima di trarre conclusioni, occorre verificare la natura delle somme, la data dell’accredito, l’atto di pignoramento, le cartelle presupposte e l’eventuale presenza di limiti alla pignorabilità.
In una situazione del genere la rapidità è decisiva.
Se Paolo resta fermo, rischia di subire passivamente gli effetti della procedura. Se invece interviene subito, può valutare se esistano margini per contestare il pignoramento, chiedere lo sblocco parziale di somme non pignorabili, rateizzare la posizione o affrontare il debito in modo più strutturato.
Gli errori più pericolosi da evitare
Il primo errore è ignorare il problema. Un conto bloccato non si sblocca da solo solo perché il debitore attende o evita di rispondere alla banca.
Il secondo errore è pagare immediatamente senza capire da dove nasca il debito. In alcuni casi il pagamento può essere la soluzione più rapida, ma dovrebbe arrivare dopo una verifica minima della posizione.
Il terzo errore è chiedere una rateizzazione senza valutare se vi siano vizi, prescrizioni o somme non pignorabili. La rateizzazione è uno strumento utile, ma non deve diventare una scelta automatica e inconsapevole.
Il quarto errore è concentrarsi solo sul conto bloccato senza affrontare il quadro debitorio complessivo. Se ci sono più debiti, più cartelle e più creditori, risolvere una singola emergenza potrebbe non bastare.
FAQ: il conto bloccato da Agenzia Entrate Riscossione resta bloccato per sempre?
No. Il blocco dipende dalla procedura in corso, dall’importo pignorato, dalle somme presenti sul conto e dalle eventuali iniziative adottate dal debitore. In alcuni casi può essere possibile ottenere uno sblocco parziale o gestire la posizione attraverso pagamento, rateizzazione, opposizione o altri strumenti.
FAQ: posso aprire un altro conto corrente?
Aprire un altro conto non risolve il debito e non elimina il pignoramento già avviato. Inoltre, se la posizione debitoria resta irrisolta, l’Agenzia delle Entrate-Riscossione potrebbe intraprendere ulteriori azioni. La soluzione non è semplicemente spostare il problema, ma comprenderlo e gestirlo correttamente.
FAQ: la banca può rifiutarsi di sbloccare le somme?
La banca, una volta ricevuto l’atto di pignoramento, deve rispettare gli obblighi derivanti dalla procedura. Non può liberamente decidere di ignorare il vincolo. Per ottenere lo sblocco o la riduzione del blocco occorre intervenire sul piano giuridico, verificando la pignorabilità delle somme o la correttezza della procedura.
FAQ: posso oppormi se non ho mai ricevuto le cartelle?
La mancata conoscenza delle cartelle non basta da sola. Occorre verificare se le notifiche siano state effettivamente eseguite e se presentino vizi. Per questo è spesso necessario richiedere e analizzare la documentazione relativa agli atti presupposti.
Conclusioni
Il blocco del conto corrente da parte dell’Agenzia delle Entrate-Riscossione è una situazione seria, ma non deve essere affrontata con panico o improvvisazione.
La prima cosa da fare è capire esattamente quale atto è stato notificato, da quali debiti nasce il pignoramento e quali somme sono state effettivamente vincolate.
Solo dopo questa verifica si può valutare se pagare, rateizzare, contestare la procedura, chiedere lo sblocco parziale di somme non pignorabili o affrontare il problema attraverso strumenti più ampi di gestione del debito.
Lo Studio Legale Paganini Bellini si occupa di assistenza nella gestione di cartelle esattoriali, pignoramenti, debiti con Agenzia delle Entrate-Riscossione e procedure di sovraindebitamento.
Hai scoperto che Agenzia Entrate Riscossione ha bloccato il tuo conto corrente?
👉 Contattaci usando WhatsApp per capire quali soluzioni possono essere valutate nel tuo caso.
Per maggiori informazioni
👉 Contattaci su WhatsApp per un primo confronto e per capire quale soluzione può davvero aiutarti a gestire i debiti senza peggiorare la tua situazione
Noi dello Studio Legale Paganini Bellini ci occupiamo ogni giorno di tutelare chi affonta problematiche come quelle trattate in questo articolo.
📲 Contattaci usando WhatsApp per una prima valutazione del tuo caso (il messaggio è già pronto):
“Buongiorno, vorrei informazioni. Potete chiamarmi?”
👉 Contattaci usando WhatsApp
Seguici sui social


